Alla scoperta della storia ligure e siciliana: Genova e Palermo due città mediterranee alla ribalta

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I due autori, Mirco Oriati e Rossana Rizzuto, sono già noti, come zelanti ricercatori e seri studiosi, ai lettori del “Gazzettino sampierdarenese” per i loro interessanti e stimolanti articoli che con regolarità appaiono sul nostro mensile, ma soprattutto per le loro puntuali indagini e inconsuete notazioni a carattere storico-documentale riguardanti quei rapporti che nel tempo hanno inscindibilmente legato e continuano a legare due città “mediterranee” come Genova e Palermo e di conseguenza la Liguria (detta dal geografo Eratostene “Ligustiké” a indicare tutta la penisola iberica; terra dei “legumi” secondo Paolo Diacono o in greco dei “Ligues” e in latino, per Livio, della “gens antiqua” dei “Ligures” o degli “Ambrones” secondo Plutarco) e la Sicilia (“la verde isola Trinacria” di Omero, “Trìquetra” per i Romani, colonizzata prima – è Tucidide la fonte – da “Sicani, Elimi e Siculi”, invasa poi da “Greci, Cartaginesi, Romani, Vandali, Saraceni, Normanni, Svevi, Spagnoli e altri”) o “tante Sicilie” come annotò lo scrittore Gesualdo Bufalino. I due autori – lui genovese, lei palermitana – dichiarano “dal più profondo del cuore” di considerare spostamenti, peregrinazioni, relazioni, intrecci e “stretta parentela” tra Liguri e Siculi, tra le due città e le due regioni “intense e importanti pagine della Storia”: una storia che, insieme all’archivista-storico siciliano Carmelo Trasselli, gli autori concordano nel definire “storia velata” o “storia nascosta” a significare che è tutta da scoprire, studiare e approfondire: e loro lo stanno facendo nelle loro opere. Per tali motivi con l’Editrice S.E.S., “sotto la consulenza editoriale di Stefano D’Oria”, hanno pubblicato nel 2014 il loro terzo accuratissimo lavoro, “Un’idea di mare. Scorci di storia mediterranea dei Liguri in Sicilia”, titolo davvero affascinante per “un’opera – come, nel corso della presentazione alla Biblioteca Gallino, s’è espressa la studiosa Sara Gadducci che ne ha curato la parte redazionale – solo apparentemente esile ed esigua, ma in realtà densa e corposa per ricchezza di fatti storici rievocati e descritti, di dati raccolti e passati in rassegna, di doviziose e illuminanti note”. Come è già avvenuto per i precedenti libri, “A volo di gabbiano. Storia e amore tra Genova e Palermo” del 2010 e “Di terra, di mare. Santa Maria della Cella una chiesa sul Mediterraneo” del 2011, chi scrive è certo che anche questo terzo frutto di un impegno così costante e così rimarchevole dei nostri due autori – a tutti gli effetti sampierdarenesi ad honorem – merita successo e soprattutto non deluderà curiosità e interesse dei lettori che auspichiamo numerosi.
Fatta questa necessaria e doverosa premessa, eccoci alla recensione vera e propria. L’accattivante libro, impreziosito da oltre cinquanta illustrazioni di vario tipo, conta poco meno di duecento fittissime pagine e comprende cinque appassionanti e appassionati capitoli, definiti nel sottotitolo dagli stessi autori “Scorci di storia mediterranea dei Liguri in Sicilia”. Nei capitoli si ripercorrono lunghe, complesse e talvolta tormentate vicende che si snodano per svariati secoli: dal mito (che vede Cycnus, giovane musicalmente dotato, re de Liguri, “ dei del mare” come li definì Petrarca e “un popolo mediterraneo preceltico, il più antico conosciuto del continente europeo” a detta di Taviani) e dalla storia tormentata e composita del passato più remoto (“popolo difficile da domare” e “di ignoranti e bugiardi” per Catone, di “mercanti, pirati e valorosi guerrieri” per Erodoto) su su fino al medioevo e all’era moderna, epoche in cui “i Genovesi assunsero in Sicilia una presenza pressoché continua” come testimoniano anche i nomi delle nobili famiglie ivi installatesi: Ventimiglia, Pallavicino, Centurione, Vento, Arecco, Anfossi, Giustiniani, Doria e altre, ma “segni di questi Genovesi e Liguri li possiamo trovare un po’ ovunque a cominciare dai porti: Messina, Siracusa, Trapani e Palermo”. Si susseguono pagine e pagine di avvenimenti dettagliatamente descritti e che, attraverso vicende e avvenimenti anche minuti di microstoria, finiscono per offrire un ampio e variegato quadro d’assieme da far rientrare a buon diritto nella macrostoria, dando ad esse, com’era da aspettarsi, base erudita e consistenza informata. Dirò subito che, nonostante la complicazione delle vicende e delle relazioni tra le due città e le due regioni quivi descritte, caratteristiche primarie di questa fatica, oltre la puntuale precisione dei fatti narrati, sono chiarezza delle esposizioni, scorrevolezza dei resoconti e freschezza della lingua. E non era facile in quanto, per tante ragioni, i fatti narrati comprendono in particolare e in prevalenza più àmbiti che vanno dal Mito alla Storia e alla Geografia, dall’Arte alle Tradizioni popolari fino alla Linguistica (vi sono nomi che segnalano importanti riferimenti tra Liguria e Sicilia solo che si pensi, ad esempio, a “Segesta Tigulliorum/Sestri Levante, Erice/Lerici, Entella fiume ligure e città della Sicilia”; ed inoltre sono dette “caruggi” le viuzze di Caltagirone, insediamento genovese risalente all’anno Mille), ai Documenti e agli Atti notarili presenti tanto nell’Archivio di Stato di Genova (“espressione pubblica dei rapporti fra le Nazioni”) quanto in quello di Palermo (espressione dei “rapporti privati interni alle Nazioni”), e non solo. Sì, è un volume da acquistare, tutto da leggere e gustare nelle sue sfaccettature note e ignote, nei suoi aspetti risaputi od oscuri, nelle sue affascinanti e insolite curiosità, nei suoi percorsi lineari o complessi, sempre proposti senz’alcuna saccente presunzione, bensì con quel garbo ben accetto e quella pregevole eleganza linguistica e filologica che sono indice di scrupolosa applicazione e attento studio. “Un’idea di mare” si richiama principalmente al Mare Mediterraneo – quel “grande lago salato” e quello “specchio di civiltà” come ebbe a definirlo lo storico francese Fernand Braudel, qui più volte richiamato – che costituisce fondamento e sta alla base di tutte le indagini e di tutti gli studi condotti (e qui esposti) con diligente passione dai nostri due autori. Sono loro a vedere, considerare e descrivere il Mediterraneo come una lunga e larga strada maestra che non solo non allontana affatto le due città e le due regioni (efficace l’esempio del marinaio genovese trasportato dalle correnti addirittura a Levanzo, “geologicamente la più antica delle Egadi”, ov’è sepolto), ma anzi, ieri come oggi, ne sprona e ne favorisce l’avvicinamento tra i due mondi, solo apparentemente lontani. Se l’interesse storico per questi contatti tra le due città, Genova e Palermo, risalgono ai primi anni ’50, l’occasione primaria che suscita grande interesse al tema sta nelle celebrazioni per il IV Centenario (1576-1976) dell’edificazione della Chiesa di San Giorgio dei Genovesi a Palermo, seguite da convegni e incontri che si ripetono nel 1978 (prima a Palermo e poi a Genova), nel 1980 e nel 1984 con la predisposizione di mostre e con la pubblicazione di atti e cataloghi. Ma l’interesse non si ferma: e se l’ultimo convegno di studi ha avuto luogo a Palermo nel dicembre 2011, nel corso di quest’anno e nel prossimo da parte dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri sono previste conferenze sul tema del “millenario rapporto storico tra la Liguria e la Sicilia”. E dovrei soffermarmi perfino sull’insolito interscambio di Santi tra una città e l’altra, tra una regione e l’altra: San Giorgio da Genova a Palermo e non solo, e Santa Rosalìa da Palermo e dalla Sicilia a varie località della Liguria. A mio parere, tuttavia, il filo rosso sotteso a questo loro ennesimo duplice impegno è costituito – apprezzabile e bella invenzione davvero – dalla sezione che conclude ogni capitolo: “Parliamone con…”. Coinvolgendo il lettore in prima persona in un serrato ed elevato dialogo condotto dai due autori sui personaggi e sugli avvenimenti di cui si dice nel libro, i quali, con domande appropriate e particolareggiate, interrogano approfonditamente storici o esperti di primaria grandezza. Oltre a sviluppare e soddisfare compiutamente la linea storico-narrativa qui magistralmente intessuta, si tratta indubbiamente di pagine che servono ad alleggerire e rendere più gradevole e vivo un discorso di alto livello, sicuramente complesso e condensato perché fittamente mito-storico e preziosamente documentale, tutto indagato e impostato com’è su dati e date, su documenti consultati de visu: discorso che, tra l’altro, qualora fosse stato privo della convinta ed emotiva partecipazione dei due autori, poteva rischiare di risultare puramente accademico e di fredda erudizione, se non addirittura di noiosa pesantezza. Le conversazioni dell’Oriati e della Rizzuto con autentici esperti e storici di valore del settore storico costituiscono, a mio parere, e danno forma non soltanto al filo rosso di cui s’è appena detto, ma hanno il pregio indiscutibile di collegare e fondere agevolmente il tutto di impronta narrativa e narratologica nello stesso amalgama mito-storico-geografico-artistico di cui s’è detto. * Già allievo di Giorgio Costamagna, rinomato studioso di tachigrafia in uso dai notai genovesi, il primo esperto interpellato è Aldo Agosto, autore di studi e pubblicazioni su Cristoforo Colombo e a lungo direttore delle tre sezioni dell’Archivio di Stato di Genova: quella Notarile “conserva i più antichi registri notarili del mondo: 1154-1850”; nessuno come lui è ben addentro e capace di svelare e far conoscere a tutti le segrete cose della storia di Genova (stemma compreso). *Segue l’intervista a Franco Bampi, conoscitore e cultore a tutto campo della eccelsa e antica lingua “zeneise” (lingua proprio perché con essa si può dire tutto), affabulatore in grado di incantare qualsivoglia uditorio per l’ampia conoscenza della Storia che riguarda Genova-commonwealth in ogni suo aspetto più curioso, vitale e recondito. *La terza personalità interrogata è la studiosa Gabriella Airaldi, colei che, in ogni possibile anfratto socio-temporale e storicamente inteso, ha sondato i tempi e gli sviluppi proprio della Storia, grande e minuta, gloriosa e complicata, che concerne la nostra città. *È la volta, quindi, di Antonino Giuffrida, il quale, da funzionario dell’Archivio di Stato, ha ampliato e approfondito le proprie conoscenze a Roma e a Parigi alla prestigiosa e insuperabile scuola del grande storico francese già menzionato Fernand Braudel, colui che motivatamente definì Genova “città-mondo” ed “economia-mondo” e al quale il Comune di Genova meritatamente conferì la “cittadinanza onoraria”. *Si passa quindi a Pietro Corrao, oggi docente dell’Ateneo palermitano, già visiting professor a Barcellona, a Valencia e a Oxford per la Storia medievale e tardo medievale, interessato in ispecie alla Corona d’Aragona e alla Monarchia siciliana: argomenti che sono parte centrale del libro di Oriati e Rizzuto. *Si conclude con Valeria Patti, laureata in Scienze storiche proprio con una tesi sulla Palermo dei viceré; da notare che la studiosa è stata ed è impegnata nell’organizzazione di svariati eventi a sfondo storico presso l’Università di Palermo, oltre a proseguire i suoi studi per la laurea magistrale sull’archivista-storico siciliano Carmelo Trasselli, che non solo frequentò Fernand Braudel, ma dello storico francese divenne confidente e amico tanto da averlo ospite in Sicilia, regione di cui lo storico francese era innamoratissimo così da recarvisi e soggiornarvi con inconsueta frequenza. Tra l’altro la Patti ha presentato, come ebbe a suo tempo a fare il sottoscritto, “A volo di gabbiano. Storia e amore tra Genova e Palermo.”, opera in cui già si tracciavano e ripercorrevano le relazioni tra le due città e le due regioni. A conclusione dirò dall’impegnativa e feconda opera qui esaminata emerge e si evidenzia che il motivo per cui, a differenza dei Catalani, i Genovesi furono ben accetti e non furono mai avversati in Sicilia è perché i Genovesi non erano mai spinti da volontà di conquista o di occupazione militare, ma, mirando esclusivamente al commercio e agli interessi economici, cercavano di instaurare rapporti tesi alla concordia e non allo scontro.

Benito Poggio

*Mirco Oriati–Rossana Rizzuto, Un’idea di mare. Scorci di storia mediterranea dei Liguria in Sicilia, Ses Genova.